Milano, 2010.
Da un paio d'anni ci si ritrovava per la solita partita di calcetto tra amici, settimana dopo settimana, mese dopo mese, prima all'Accademia Inter di Roberto, poi all'AICS Olmi di Virginia. Era arrivato il momento di cambiare, di progredire.
Si cercava un torneo di calcetto amatoriale in città. A Milano spiccava la "Smog Cup", giocato al "Piccolo Stadio San Siro".
Noi, nati e cresciuti nel quartiere dello stadio Giuseppe Meazza, di fianco a campioni come Ronaldo e Shevchenko, ci volevamo sentire un pò come loro.
La decisione era presa, volevamo giocare quel torneo. A quel punto mancava solo il nome della squadra.
Si sa, non è mai facile essere originali, soprattutto quando si tratta di un nome per una squadra sportiva e bisogna mettere d'accordo tutti. Però il 4 Febbraio 2010 arrivò l'idea per un nome, duro e misterioso, l'acronimo della frase "Noi Odiamo Boccalari", NOB.
Ci rimase in testa, suonava bene e subito lo ufficializzammo inserendolo nel modulo d'iscrizione al torneo.
Il debutto si avvicinava e non avevamo ancora uno stemma, un simbolo. In squadra ognuno proponeva il suo. C'era chi voleva un logo stile squadre NBA, chi invece uno classico come quello del Milan. C'era chi proponeva come simbolo l'Aquila, chi invece i cartoni animati della Disney. A quel punto si decise per adottare l'unico simbolo che mise d'accordo tutti. Il lupo.
Non rimase altro che scegliere i colori ufficiali, il particolare più importante in una squadra.
I colori sono la prima cosa che gli avversari notano, sono la nostra pelle, che difendiamo fino alla fine.
Il "presidente" scelse per rappresentare la NOB, i colori degli 883 e del loro album "La dura legge del gol". La nostra pelle era e sarà sempre giallonera.
Da quei giorni qualche ramo della squadra è cambiato, il tronco è cresciuto, ma le radici sono sempre le stesse. Finchè la base rimarrà unita, nulla ci potrà abbattere.
Alcuni giocatori sono passati di qua per poco tempo. Altri invece hanno debuttato con noi e ora sono lontano chilometri, ma vicino col cuore.
Ci sono ragazzi "nuovi" che sono entrati a far parte del gruppo da sconosciuti ma che oggi hanno imparato ad amare questi colori e sono una parte fondamentale della NOB.
Tutto questo non può esserci senza l'amicizia che ci lega. Questi siamo noi, questa è la nostra famiglia!
Da un paio d'anni ci si ritrovava per la solita partita di calcetto tra amici, settimana dopo settimana, mese dopo mese, prima all'Accademia Inter di Roberto, poi all'AICS Olmi di Virginia. Era arrivato il momento di cambiare, di progredire.
Si cercava un torneo di calcetto amatoriale in città. A Milano spiccava la "Smog Cup", giocato al "Piccolo Stadio San Siro".
Noi, nati e cresciuti nel quartiere dello stadio Giuseppe Meazza, di fianco a campioni come Ronaldo e Shevchenko, ci volevamo sentire un pò come loro.
La decisione era presa, volevamo giocare quel torneo. A quel punto mancava solo il nome della squadra.
Si sa, non è mai facile essere originali, soprattutto quando si tratta di un nome per una squadra sportiva e bisogna mettere d'accordo tutti. Però il 4 Febbraio 2010 arrivò l'idea per un nome, duro e misterioso, l'acronimo della frase "Noi Odiamo Boccalari", NOB.
Ci rimase in testa, suonava bene e subito lo ufficializzammo inserendolo nel modulo d'iscrizione al torneo.
Il debutto si avvicinava e non avevamo ancora uno stemma, un simbolo. In squadra ognuno proponeva il suo. C'era chi voleva un logo stile squadre NBA, chi invece uno classico come quello del Milan. C'era chi proponeva come simbolo l'Aquila, chi invece i cartoni animati della Disney. A quel punto si decise per adottare l'unico simbolo che mise d'accordo tutti. Il lupo.
Non rimase altro che scegliere i colori ufficiali, il particolare più importante in una squadra.
I colori sono la prima cosa che gli avversari notano, sono la nostra pelle, che difendiamo fino alla fine.
Il "presidente" scelse per rappresentare la NOB, i colori degli 883 e del loro album "La dura legge del gol". La nostra pelle era e sarà sempre giallonera.
Da quei giorni qualche ramo della squadra è cambiato, il tronco è cresciuto, ma le radici sono sempre le stesse. Finchè la base rimarrà unita, nulla ci potrà abbattere.
Alcuni giocatori sono passati di qua per poco tempo. Altri invece hanno debuttato con noi e ora sono lontano chilometri, ma vicino col cuore.
Ci sono ragazzi "nuovi" che sono entrati a far parte del gruppo da sconosciuti ma che oggi hanno imparato ad amare questi colori e sono una parte fondamentale della NOB.
Tutto questo non può esserci senza l'amicizia che ci lega. Questi siamo noi, questa è la nostra famiglia!

